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LO STRUNZ E I MEINONGHIANI – minifavola di Ezio Saia – primo capitolo

 

In ogni paese o città o landa sperduta esiste uno Strunz. Così, se ne volete conoscere uno, come sta facendo il nostro giornalista, entrate nel paese di Quislico appollaiato su Saxa Rubra, sacro luogo da cui partono le onde elettromagnetiche della RAI, Radio Televisione Italiana, entrate in paese per la via principale, passate davanti al maneggio dove cavalcano i divi della rai radio televisione italiana e, se vi trovate davanti alla farmacia, vuol dire che vi siete già perso, proprio come il nostro sconosciuto cercatore di Strunz che nel frattempo si è surgelato davanti alla macelleria di Quislico – Chissà perché si chiama Quislico? –  ma bisognerà proprio che il nostro cercatore, una volta trovato lo Strunz, glielo chieda “Caro signor Strunz, perché questo ridente paese, aggrappato alla collina che sovrasta Saxa Rubra e da cui con un buon binocolo si possono vedere Saxa Rubra e le stelle di Saxa Rubra che entrano, escono. passeggiano, ivi compresa la mamma dello Strunz, che se pur minima, perché il suo programma Mimimum Time è proprio un minimum time tanto che lo volevano chiamare “Dieci minuti con Alessandra Strunz” ma poichè tutti sghignazzavano per quel titolo che finiva con Strunz … ma ecco che il nostro cercatore di Strunz, evidentemente affetto da una logorrea sta per suonare il batacchio. Fermiamoci dunque e redarguiamo questo logorroico cercatore di Strunz ordinandogli: “Se proprio non puoi farne a meno, una volta trovato lo Strunz e fatte le presentazioni, quando lo Strunz dirà “Piacere Strunz!” non dica “Perché , signor Strunz, si chiama Strunz?” o peggio ancora “Perché non cambia nome?” poiché una simile domanda farebbe davvero digrignare i denti allo Strunz che, pur sopportando da una vita impertinenze di questo tipo, non cambierebbe il suo nome neppure se minacciato di morte, (anche se non si capisce chi dovrebbe minacciarlo di morte magari con una frase del tipo “O cambi nome o ti ammazzo!”)

Comunque sia, queste sono tutte bubbole e il nostro cercatore è e rimane un cercatore di Strunz perché lo Strunz non cambierà mai nome (inutile aggiungere “neanche se minacciato di morte”, perché ecc. ecc.) e quindi aggiusti il tiro il nostro cercatore e dopo le presentazioni e i convenevoli (del resto sgraditi a un essere pestifero come lo Strunz ) chieda semplicemente “Buongiorno signor Strunz” senza aggiungere nulla neppure “Che fatica trovarla!” oppure  “Perché questo paese si chiama così” domanda che certo farebbe rispondere al pestifero Strunz “E perché lei si chiama cosà?” “E perché la Pariettibus chiama Pariettibus e perché io mi chiamo Strunz?” insomma lo Strunz è maligno, moschino, irritabile e allora la cosa migliore è che il cercatore di Strunz non chieda un bel niente e con ciò, risolto il problema, torniamo al nostro logorroico cercatore sempre immobile e surgelato davanti alla macelleria del paese (abbarbicato ecc. ecc.). perché attorno a lui si sono raccolti, allegri e bonari, gli sfaccendati di Quislico che guardano incuriositi quell’essere immobile, coperto di ghiaccio, dimenticato da chissà chi.

Si sa che i divi di Saxa Rubra approdano spesso alla macelleria e alla pasticceria del paese accompagnati da portafortuna animaleschi o umani e, così, è probabile che gli sfaccendati, abbiano esternato le loro congetture. Forse uno di loro dice “E’ probabile che le dive si portino dietro i loro portafortuna viventi in pubblico ma è altrettanto probabile che a casa li sbattano nel congelatore. Forse questo ci sarà rimasto troppo!” Questi sono probabilmente i commenti e magari si fa anche qualche nome, ma, una cosa è certa: i nostri Dei di Saxa Rubra sono superstiziosi e tutti, nessuno escluso, si riempiono di Talismani, qualcuno ne ha addirittura tre o quattro, uno per ogni occasione.

Un noto presentatore vip e radical chic viaggia con due femmine: la prima, una vecchia e grinzosa indiana d’America gli fa la danza della pioggia e l’altra, una giovane Russa bella e polposa gli tiene lontano il demonio. Già che c’è, lui se la tromba ogni giorno con notevole successo visto che di demoni attorno alla sua augusta persona se ne vedono pochi. Lo ammette anche la moglie – pure lei vip e radical chic – che quelle trombate sono efficaci e così tutto va bene tanto che pure lei ha il suo bel talismano, russo ovviamente, con cui esegue lo stesso tipo di esorcismi con ugual successo, poiché i diavoli vengono respinti e a goderseli sono il giardiniere cosacco, la cuoca filippina, il cameriere polacco, il maggiordomo gallese che, poveretti loro, subiscono feroci assalti da questi diavoli neri, cornuti, lascivi, chiassosi, assatanati (Esiste un diavolo non assatanato?) per cui ecco che la servitù polacca, filippina russa ecc. ecc. trattata dal divo in modo del tutto progressista, si rivolge al divo (progressista, bello, colto, generoso, ecc. ecc. come tutti i progressisti) chiedendo che, per favore, pure a loro venga concesso un talismano ecc. ecc. Ma è anche possibile, si opina fra gli sfaccendati, che l’essere umano lì immobile e surgelato sia stato abbandonato perché ormai privo di capacità taumaturgiche e, in effetti, questa è la conclusione a cui il gruppo di sfaccendati perviene, visto che nessuno divo o diva di Saxa Rubra si ripresenta all’ingresso del paese (abbarbicato ecc. ecc. da cui con un binocolo ecc. ecc. ), visto che il sindaco – guarda caso – è sempre assente quando qualche divo deve sbolognare al paese (abbarbicato ecc. ecc.) un talismano esaurito – il problema se lo dovranno sciroppare loro. Col rischio che la voce si diffonda e tutti i divi di Saxa Rubra decidano di svuotare i congelatori e nottetempo scaricare lì all’imbocco del paese (abbarbicato ecc.) davanti alla macelleria tutti gli amuleti avariati.

Ma qui, mio rendo conto, si sta esagerando! Il vero logorroico è il narratore! Vuole costui decidersi a raccontare questa benedetta storia di Strunzi? Che si dia una sferzata e racconti! E santo cielo non lo ammette lo stesso narratore che, risvegliatosi, ben conoscendo la sua inguaribile tendenza a divagare, esclama: “Per l’amor del cielo, chiedo umilmente scusa”. Parole vane perché mica si può abbandonare sulla piazza del paese di Quislico un povero cercatore di Strunzi, surgelato e circondato da un gruppo di sfaccendati (ai quali, per dirla tutta, non dispiacerebbe affatto la prospettiva di stare per sempre lì, tranquilli e pacifici, lontani dal logorio della vita moderna, a chiacchierare) ma ecco che finalmente il cercatore di Strunzi (Ma non era un cercatore di Strunz?) si scioglie, si scongela, scuote la capigliatura a mo’ di cane bagnato, disseminando ruscelli di acqua gelata e frammenti di ghiaccio fra gli sfaccendati, che protestano irritati ma ridono di fronte a quel cercatore di Strunzi (loro, però, non sanno ancora che è un cercatore di Strunzi), che, come un pulcino bagnato, si guarda intorno con faccia perplessa come si chiedesse “Dove sono? Che mi è capitato?” poi di colpo ricorda che non è solo un generico cercatore di Strunzi ma un giornalista free lance che ha deciso di intervistare la signora Strunz, celebrità del paese, velona tivù ecc. ecc. con la quale ha addirittura accordi telefonici del giorno precedente, nel cui durante ha rassicurato la stessa Strunz sulla sua assoluta volontà celebrativa.

Ed ecco che ora, ritornato giornalista free lance dopo l’interludio come generico cercatore di Strunzi, il nostro è contentissimo di questa identità, piovuta dal cielo anzi dal narratore. Un narratore che, però, impegnato com’è a dare un passato al sopraddetto (Il narratore decide in un baleno che è nato a Genova, che ha fatto il liceo, che i genitori erano severi, che ha avuto pochi e scadenti amori di gioventù (uno con donna sposata e pigra, (chissà perché il narratore la vuole pigra)), ma, dimentica, lo sciagurato, di decidere se è sposato o no, se è cornuto o no ecc. ( conoscenze assolutamente indispensabili nella romanzistica odierna).

Ma ecco che il Free lance, ormai scongelato se n’è uscito proprio con la domanda su cui era stato severamente diffidato “Piacere signori Strunzi perché vi chiamate così?” facendo naturalmente incollerire gli sfaccendati colà raccolti, ai quali, pur essendo pigri, neghittosi e pacifisti, non piace per nulla di essere chiamati Strunzi come quegli Strunz velenosi residente nel loro ridente paese (abbarbicato ecc.).

Capisce il narratore quanti danni possono portare imprevidenze e leggerezze come quella di passare dal singolare Strunz al plurale Strunzi? Capisce ed è pronto a rimediare instillando nella testa negli sfaccendati che il poveretto appena scongelato non è ovviamente da flagellare ma bensì da compatire e da aiutare vista anche l’età veneranda? E, infatti, accade proprio così col buon cercatore di Strunzi (che apprende però con dolore di essere vecchio, venerando, rimbambito e ancora free lance mentre giustizia vorrebbe che lui, in virtù delle sue qualità e delle sue opere (tra le quali l’intervista alla famiglia Strunz con la quale intende smascherare il Marito di cui è venuto a conoscere il velenoso caratteraccio e l’attitudine neppure troppo nascosta di considerare l’intera Saxa Rubra una società in accomandita di criminali, un poppatoio solenne, una mammellona di stato dove i giornalisti (tutti progressisti) trovano pane formaggio aragoste, tartufi nonchè succulenti stipendi, viaggio sontuosi, hotel da mille una notte e straccetti Versace, Starace, Storace, Giussani)))

 

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